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Tome14 Betrayal Banner
Quotes left Esplorate un'epoca dimenticata nel Volume 14 di Dead by Daylight: IL TRADIMENTO.

Scoprite i ricordi perduti del Cavaliere, di Vittorio Toscano e della Casa di Arkham. Avanza nella Spaccatura per sbloccare Cosmetici e Amuleti di ispirazione medievale. Metti alla prova le tue abilità completando nuove sfide di Gioco. Tutto questo ti aspetta negli Archivi.

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~ Descrizione del Volume sul Sito fficiale

Il Volume 14 - Il Tradimento è stato il quattordicesimo VolumeUnknown QuestionMarkUnknown QuestionMarkUnknown QuestionMark ad essere introdotto in Dead by DaylightIconHelp DBDlogoIconHelp DBDlogoIconHelp DBDlogo e si aperto il 25 Gennaio 2023.
È stato accompagnato dalla Spaccatura 14.


Panoramica[ | ]

IconTome tome14

Il Volume 14 ha aggiunto nuova Storia per i seguenti Personaggi:

Personaggi Nome della Storia Descrizione
Il CavaliereIconHelpLoading knightIconHelpLoading knightIconHelpLoading knight Nient'Altro che Oscurità
Ricordi: Tarhos Kovács
Mentre i cosiddetti cavalieri blateravano di valori cavallereschi, Tarhos conosceva la verità.
Quegli ipocriti corazzati brandiscono il loro codice nello stesso modo in cui lui brandisce la sua lama: per esercitare il potere sui deboli.
Presto impareranno la natura intransigente della vera forza.
Vittorio ToscanoSurvivorVittorioSurvivorVittorioSurvivorVittorio Viaggio degli Smarriti
Ricordi: Vittorio Toscano
La sua percezione del tempo è svanita da tempo.
Non è del tutto sicuro che la sua mente razionale non abbia seguito l'esempio.
Eppure il viaggio continua, dalla palude alla fattoria alla foresta.
Un ciclo infinito di Regni, ognuno più misterioso dell'altro.
Solo cercando la conoscenza potrà mai fuggire... se lo desidera.
L'OsservatoreUnknown QuestionMarkUnknown QuestionMarkUnknown QuestionMark La Casa di Arkham (IV)
Racconto della Gru Rossa
Attraverso regni perduti insegue la sua preda con la lama in mano.
I discepoli del Serpente Nero si sono dimostrati inafferrabili, ma lei non vacillerà, non importa quanto lontano dovrà andare.


Appunti & Registri[ | ]

Tarhos Kovács: Nient'Altro che Oscurità[ | ]

Appunto 151[ | ]

Il suo villaggio brucia. I guerrieri a cavallo brandiscono le loro spade. Le asce spaccano i crani. Una mattanza. Un macello. Suo padre che combatte fuori. La madre che prepara qualcosa sul tavolino di legno. Le urla aumentano in un crescendo. Lui fissa sua madre. Nessuna preoccupazione. Niente panico. Nessun timore. Il volto della donna è impassibile e determinato mentre prepara un denso elisir nero che, a suo dire, li aiuterà a dormire durante il disastro. Lei è la loro forza. La sua forza. Lui non l'ha mai vista così e si sente al sicuro nonostante il caos e la carneficina che si stanno consumando fuori dalla loro umile casa. Sua madre passa ai suoi fratelli e a sua sorella tazzine di elisir. Si rivolge a Tarhos con un cenno rassicurante. Lo aiuta a bere la sua parte e gli dice che tutto andrà come deve andare. Amaro e denso, l'elisir gli cola in gola mentre le grida, le urla e i clangori alternano l'intensità. Ora lo sente. Il torpore si diffonde dalle labbra ai piedi. I volti si offuscano. I suoni svaniscono. E un'oscurità si diffonde nei suoi occhi mentre si addormenta nel caldo abbraccio di sua madre. Poi, il silenzio.

Quando si risveglia, si ritrova schiacciato sotto il peso di corpi maciullati e mutilati. Occhi privi di vita. Gole sgozzate. Sente dei suoni strani. I cavalli nitriscono. I bambini piangono. I cavalieri ridono e fanno baldoria. Il giovane Tarhos fissa un volto spettrale che preme contro il suo. Si sposta leggermente e aguzza la vista. I lineamenti sfocati rivelano all'improvviso lo zio, con gli occhi spalancati e spaventati, e la bocca fissa in un rantolo mortale. Tarhos sa che dovrebbe avere paura. Che dovrebbe sentirsi triste, eppure non è così. E sa che dovrebbe sentirsi in colpa per non essere triste, ma non è così. Ciò che sente non lo capisce o non riesce a esprimerlo a parole. Si limita a fissare l'orrore davanti a sé senza batter ciglio. All'improvviso una mano gli afferra il braccio e lo tira fuori dalla fossa. Mentre viene portato via, fissa meravigliato il suo villaggio in fiamme, mentre un fischio acuto gli pervade le orecchie.

Appunto 152[ | ]

Decked in armor, Tarhos travels on horseback through the mountains into Portugal. The lord he serves believes a relic—the Lapis Paradisus stone—is buried deep in the catacombs beneath the city of Sintra. Lord Toscano claims he isn’t after riches, but hope. Hope that this stone can lead him to another world that holds knowledge that can save this one. He prays that this lost knowledge of the ancient guardians might bring peace, harmony, and order to a world plagued by cruelty, violence and imbalance. Tarhos scoffs at the idea of a world without violence. Life is violence, from birth to death, and everything in between is a futile attempt by cowards to hide from the horror that is living. The only plague in this world are the lies, the unnatural codes and laws created by nobles and lords for their mutual benefit. Unnatural laws and codes and books that deny the truth of the world by trying to make it something it’s not.

Tarhos believes something else. It’s all good, or none of it is. It’s all evil, or none of it is. It’s all part of the same cosmic mud—the mystery that transcends the world and all its dualities. A mystery he never pretended to understand but affirmed all his life with his sword and his disdain of those who used their laws to make their slaughter pious. Hypocrites, all of them. Not him. There’s no guilt, no shame, and no need to hide from life. Now Toscano halts before a village and sees guards protecting the entrance of the catacombs. He sighs deeply and shakes his head. He has no wish to shed the blood of innocents and, turning his horse around, commands Tarhos to find another way.

Appunto 153[ | ]

Trova un altro modo! Il disgusto lo colpisce come una spada. Sente la lama trafiggergli il petto, togliendogli il respiro. Non ha parole per quest'ordine. Non può far altro che restare a fissare con aria provocatoria. Trovare un altro modo? Perché? Perché Toscano possa dormire la notte? Così che possa sprecare altro tempo con le sue stupide idee di giusto e sbagliato, bene e male, nobile e barbaro? L'intera fortuna di Toscano è stata ottenuta con violenza e massacri giustificati da leggi e codici inventati. Tutto quello che ha è frutto dell'oscurità. Tarhos digrigna i denti mentre il disgusto si tramuta in odio.

Lui la pensa diversamente.

Pensa che Toscano non meriti i tesori dei suoi antenati, le sue reliquie o questa antica pietra che in qualche modo aprirà un varco verso un mondo non contaminato dalla violenza. È uno sciocco se ci crede. Non esiste un posto del genere! E se anche esistesse, non vorrebbe averci nulla a che fare. Sospira e stringe il pugno. Vuole schiacciarlo come un verme. Di tutti i padroni che ha servito, lui è quello che odia di più. Ne ha abbastanza delle sue teorie sugli antichi guardiani e sulla loro presunta saggezza superiore. E mentre guarda Toscano allontanarsi con il suo seguito, decide...

Che si prenderà tutto!

Si prenderà tutto perché può farlo.

Prenderà la sua pietra, le sue reliquie e la sua città, e mostrerà a questo schifoso codardo la realtà del mondo, quella realtà che è sempre vissuta nel suo cuore. Nessuno potrà fermarlo. Né i guardiani del villaggio, né tantomeno i tre cavalieri di Toscano. Senza esitare, Tarhos smonta da cavallo e sfodera la spada sonoramente.

Appunto 154[ | ]

Mentre il sole inizia la sua lenta discesa, Tarhos combatte contro i tre cavalieri. Attaccano insieme e, uno dopo l'altro, cadono tutti sotto la sua spada insanguinata. Un cavaliere si rifiuta di morire e resta in piedi con il braccio destro che penzola dai tendini. Impugna la spada insanguinata con la mano sinistra e attacca. Tarhos lo schiva e affonda la spada nel metallo e poi nel suo petto. Il cavaliere prende fiato, si inginocchia, borbotta qualche parola di terrore e si accascia a terra. Poi Tarhos si volta verso il villaggio, dove sente gli occhi di una dozzina di guardie su di lui. Lo osservano dall'ombra mentre Tarhos marcia verso le antiche catacombe di Sintra.

Appunto 155[ | ]

Le guardie si trovano fuori dall'antica porta. Dei giovani di spalle con spade rudimentali. Tarhos vede il timore nei loro occhi mentre alzano le fiaccole per scorgere chi osi sfidarli. Con i suoi due metri, Tarhos sa di essere una figura imponente. Ordina loro di fare largo. Ma le guardie estraggono le armi e Tarhos sente una forza oscura strisciargli fuori dal cuore e riversarsi nelle vene. Stringe la presa sulla spada mentre le guardie si avvicinano da ogni direzione. Si guarda intorno, senza timore. Poi una guardia grida qualche sciocchezza sull'onore e sulla sacralità e, tra le urla furiose, attacca.

Il tempo rallenta mentre Tarhos lotta contro le guardie. La sua spada scintilla in una danza uniforme sotto il sole del tramonto, roteando per recidere arti, spaccare schiene e mozzare colli. Le guardie gridano e saltano, spinte dall'irrefrenabile bisogno di proteggere i morti. Il crescente ardore di Tarhos rivela la vita in tutto il suo dolore, in tutta la sua agonia e tremendo orrore. L'ultima guardia in vita scappa implorando pietà. Tarhos la colpisce e si volta verso l'antica porta di legno con un sorriso malvagio. Pulisce il sangue dalla lama, poi raccoglie una delle fiaccole cadute e si addentra nell'oscurità.

Appunto 156[ | ]

La morte lo circonda. Gli pervade le narici. Non per la carne putrefatta di chi è stato sepolto nel corso dei secoli, quanto per i corpi in decomposizione dei roditori e dei parassiti che abitano questa necropoli. La sua fiaccola illumina antiche pareti costruite in pietra e teschi e ossa disposti in modo stranamente pretenzioso. Percepisce la presenza di innumerevoli anime perse e terrorizzate. Tutti codardi. Trova uno scheletro impalato su una lancia spuntata nel muro. Una trappola che gli antichi hanno teso per impedire ai cercatori di tesori di trovare la pietra. Trova i resti di altri avventurieri. In fosse piene di spuntoni. Schiacciati da massi. Squarciati da lame oscillanti. Sente una presenza che lo guida. Oscura. Fredda. Primordiale. Una pietra del selciato viene sbalzata via quando la calpesta e una falce affilatissima spunta dal muro formando un arco mortale. Cade in ginocchio, la lama sibila sopra di lui e quasi lo decapita.

Tarhos usa la sua fiaccola per bruciare le ragnatele. I fili appiccicosi si aggrappano a lui mentre prosegue. Degli enormi ragni pelosi e massicci si arrampicano sulla sua armatura, alla ricerca di carne. Li scansa con la fiaccola e gli dà fuoco. In un'altra caverna, spaventa un gigantesco branco di pipistrelli. Gli animali stridono e sbattono contro Tarhos durante la loro fuga caotica, facendolo quasi cadere. Il sudore gli brucia gli occhi e lui cerca di espellerlo sbattendo le palpebre mentre prosegue nel percorso. Una botola si apre sotto i suoi piedi e Tarhos cade. Afferra il ciglio. A malapena riesce a tenersi. Con tutto il peso dell'armatura che lo opprime, usa ogni briciolo di forza che ha per sollevarsi e mettersi in salvo. Alla fine si ritrova su un sentiero stretto che conduce a un antico sepolcro decorato. Impiega tutte le sue forze per spostare la lapide che lo sigilla. All'interno trova lo scheletro di un antico guerriero con l'armatura. Il metallo è ossidato, non arrugginito, e un grande talismano di pietra è appoggiato sulla corazza del guerriero. La Lapis paradisi.

Appunto 157[ | ]

Tarhos ripercorre i suoi passi mentre la fiaccola si affievolisce e si spegne, facendolo piombare nell'oscurità. Prosegue a istinto e supera nuovamente quegli stessi ostacoli mortali. Schiva le fosse. Schiva le lame. Innumerevoli ragni si scagliano contro la sua armatura, cercando di penetrarla. Percepisce un flebile barlume di luce che cresce gradualmente finché non emerge dalle catacombe. Con ritrovato vigore, affronta alcune guardie sopravvissute mentre attraversa il villaggio, trova il suo cavallo e finalmente parte alla volta dell'oscurità.

Al ritorno all'accampamento, Tarhos trova decine di guerrieri e cavalieri in attesa di fargliela pagare per il suo smacco. Lo attaccano urlando. Tarhos schiva i colpi mortali e percepisce la stanchezza: sa che non è in grado di sconfiggerli. Ma Tarhos sa anche che sconfiggerli non è il suo compito. Né la sua competenza. Lui è solo un veicolo per l'oscurità. E l'oscurità, che si esprime nella sua abilità e nella sua stazza, combatte attraverso di lui, falciando teste, arti e torsi come colta da un impeto divino. Toscano si getta nel caos e grida di fermare la violenza. Tarhos esibisce il talismano e gli occhi di Toscano si spalancano alla vista dei simboli arcani.

Se lo vuoi, devi venire a prendertelo. Inginocchiati o piegati alla mia spada.

Toscano ordina subito ai suoi uomini di abbassare le spade, rifiutandosi di essere responsabile di ulteriori massacri. Tutti si inginocchiano e abbassano la testa mentre Tarhos fa prigioniero Toscano.

Appunto 158[ | ]

Tarhos entra nel sotterraneo, stagliandosi minaccioso su Toscano che siede a gambe incrociate a terra, circondato da arti e teste in decomposizione e un'infestazione di vermi. Toscano osserva Tarhos, poi i suoi occhi turbati si posano sul cesto gocciolante che tiene in mano. Tarhos si inginocchia davanti a Toscano e apre il cesto come se stesse per porgergli pane e vino. Ma anziché cibo e bevande, l'uomo tira fuori una testa, la esamina e chiede a Toscano se sa a chi appartiene.

Cavalieri.

Tarhos posiziona la testa nel mucchio di capi putrefatti in modo che gli occhi spalancati fissino Toscano. Poi tira fuori un'altra testa mozzata.

Arno.

Lui è stato un codardo. Avresti dovuto sentirlo implorare.

'Tarhos estrae altre due teste insanguinate e le piazza in modo che tutte fissino il loro signore con occhi spalancati e terrorizzati. Poi tira fuori l'ultimo capo illuminandolo con la fiaccola.

Lui mi piaceva. Non mi ha supplicato. Penso che lo terrò.

Tarhos rimette la testa nel cesto. Fissa a lungo Toscano, poi si rialza ed esce dal sotterraneo, lasciando le teste a far compagnia al prigioniero, e magari anche a ricordargli dove aveva nascosto i suoi libri e le sue reliquie segrete, libri e reliquie che si diceva fossero stati recuperati da un altro mondo. Un mondo descritto come perfetto, e per Tarhos questo significava un mondo senza tutte le menzogne e le farse della civilizzazione.

Appunto 159[ | ]

Tarhos si avvicina alla porta dei sotterranei senza aprirla. Attraverso una piccola fessura, osserva Toscano steso a terra con i vermi. Una fitta coltre di mosche annebbia la visuale.

Pensavo che a questo punto avresti schiacciato i vermi piuttosto che conviverci.

Le palpebre di Toscano si aprono lentamente, ma non risponde.

I nobili si stanno preparando ad attaccarmi. E perché? Perché sto facendo quello che fanno loro, senza fingere. Dicono che... che sono pazzo.

Tarhos ridacchia.

Ti sembro pazzo? La vita è folle, e io l'accetto per quella che è, quindi forse in questo senso sono pazzo.

Tarhos apre la porta, entra lentamente e schiaccia diversi vermi mentre cammina per la saletta sotterranea.

Ricordo un villaggio che abbiamo distrutto perché un uomo aveva rubato cibo a un nobile. L'intero villaggio era in rovina, gli abitanti fatti a pezzi, solo per qualche mela rubata. Tutta questa morte e sofferenza per la fame di un uomo e l'ego di un altro. È un po' la storia del mondo, sai.

Tarhos tiene lo sguardo fisso su Toscano, che non fiata.

Uccidere non era un problema per me. Ma le lodi e gli onori che ci venivano tributati per le nostre azioni giuste e pie, sì. Quei discorsi erano follia pura.

Tarhos attraversa una coltre di mosche e si avvicina a Toscano. Fissa i simboli incisi a terra e ride tra sé e sé.

Appunto 160[ | ]

Tarhos entra nel sotterraneo e si accovaccia accanto a Toscano, porgendogli un recipiente di legno con acqua calda. Osserva il suo prigioniero mentre finisce l'acqua, poi sorride alla crescente varietà di simboli sul terreno.

Dovresti vedere cos'ho fatto con la città. Ho creato dei simboli simili con i cadaveri, e di recente ho aggiunto dei vecchi rivali alle mie opere suggestive. Ho anche dei vecchi amici che mi stanno aiutando a prepararmi per combattere un piccolo esercito in arrivo da ogni direzione: una nobile armata che vuole porre fine alla mia malvagità.

Tarhos respira il fetore dell'umanità in putrefazione.

Ma qualcosa mi dice che non vogliono me. Da quello che ho sentito... qualche nobile desidera quello che mi hai nascosto... Il che mi fa domandare... cosa tu mi abbia nascosto, di preciso. Ho offerto a questi nobili la pietra, ma pareva non interessargli affatto. Cos'è che rende questa conoscenza che ci nascondi così speciale?

Tarhos spazza via un mucchio di vermi dal pavimento, rivelando un simbolo.

Non è questa consapevolezza di un mondo perfetto?

Tarhos ridacchia.

Nonostante la tua saggezza, non riesci a capire che il mondo è perfetto così com'è.Già... E se non lo capisci qui e ora, non importa dove finirai o quale conoscenza troverai, sarai sempre alla ricerca di qualcosa in più.

Tarhos fissa Toscano intensamente.

Il paradiso arriverà quando farai pace con la vita così com'è e non come immagini che dovrebbe essere. Quando abbraccerai l'orrore anziché scappare da esso. Solo quando lo farai, comprenderai la follia delle tue azioni. La tua futile ricerca di conoscenza. Il tuo sciocco rifiuto di spezzare vite, persino quella di un verme schifoso.

Tarhos batte il pugno e schiaccia diversi vermi riducendoli in una poltiglia bianca che si contorce. Poi ne prende una parte, la fissa con curiosità e la infila nella bocca spalancata di una testa mozzata. Fissa il volto e ricorda.

C'era un villaggio, un tempo, abbastanza distante da qui. Un piccolo esercito è avanzato verso questo villaggio con l'obiettivo, suppongo, di massacrare i barbari... di rendere questo mondo un posto migliore. Piuttosto che essere uccisi da estranei o essere fatti prigionieri, gli abitanti del villaggio scelsero di togliersi la vita.

Tarhos raccoglie qualche altro verme e lo getta nella bocca.

Ricordo che una madre avvelenò la sua famiglia senza il minimo rimorso o esitazione. In tutta la mia vita, in battaglia e non, non ho mai visto un tale amore e una tale forza di volontà. Ho frequentato nobili e cavalieri per tutta la vita e non ho visto altro che vigliaccheria intrisa di una brodaglia marcia fatta di bugie e ipocrisia.

Tarhos getta un ultimo verme nella bocca putrefatta, si alza in piedi, attraversa una fitta coltre di mosche e si ferma sulla porta illuminata dalle fiaccole.

Non ho ancora incontrato nessuno come lei.

Poi sbatte la porta, lasciando Toscano nell'oscurità crescente.

Video[ | ]

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Trailer[ | ]

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